Mega – May the Force be with you – Recensione

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Mega - May the Force be with youCon estrema gioia del mio cuor mi accingo a recensire il disco dei MEGA. Prima cosa c’è una cosa fica in questo disco e cioè: si scarica. Io ci sono capitato per caso sul link, con un bicchiere di vino in mano sul caro Facebook… il mio indice destro applica automaticamente delle pressione sul mouse quando vede scritto cute lesbian college girls e/o Jedi Knight.

Detto questo sono passato direttamente all’ascolto che mi ha lasciato super “mega” soddisfatto! Era da Bad Juju dei Manges che non sentivo qualcosa di così piacevolmente ramonsiano scorreggiarere negli orefizzi delle mie orecchie. I Mega non compiono nessun miracolo, fanno
semplicemente quello che fanno tutti gli altri ma meglio. Canzoni corte quanto basta, metriche piacevoli e mai scontate, non si crostificano sui classici riff alla Ramones, trasmettendo cmq il loro amore assoluto per i fratellini, strizzano l’occhio a sonorità più 90’ e infarinano il tutto a manciate di power-pop. Questo album si infila nel cervello peggio di… lasciamo stare la metafora di pinocchio invasellinato e il culo della povera balena, ecco l’ho detta.

L’ unica pecca è rappresentata dal numero di tracce, solo 8, ma tutto sommato questi gran cazzi, vorrà dire che quando li vedrò dal vivo l’effetto karaoke sarà maggiore e ci sarà più tempo per bere!

TRACKLIST

  • 01 Subway To Hell
  • 02 All I Want Is You
  • 03 Headphones Girl
  • 04 Jedi Knight
  • 05 Never Known
  • 06 See You In Slowmo
  • 07 She’s Gonna Make You Cry
  • 08 Useless Song

Segue il link per scaricare l’intero album: Mediafire

Gradinata Nord – Valtellina Boyz – Recensione

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Gradinata Nord - Valtellina BoyzDa Wikipedia:

Morbegno (Murbègn in dialetto valtellinese) è un comune italiano di 12.567 abitanti della provincia di Sondrio in Lombardia.
Sulle origini di Morbegno si sa ben poco. La zona è stata finora avara di ritrovamenti archeologici, unico cenno ad una presenza preistorica alcune incisioni rupestri, per lo più cupelle, ritrovate al cosiddetto dos de la lümaga, piccolo rilievo posto in posizione dominante rispetto alla cittadina.”

Ecco, l’ambientazione è questa. Ora immaginate quattro personaggi di una cafonaggine inaudita che fanno di un’ignoranza volutamente non celata la loro ragione di vita, ed ecco i Gradinata Nord (nome ispirato dalla curva del Lecco Calcio).

Osservando l’artwork del loro cd, non si può far a meno di innamorarsi istantaneamente della genuinità che i quattro ragazzi comunicano: quattro “brutti ceffi” da stadio, quattro amiconi di bevute, quattro personaggi da bisca anni 70, con baffoni e rayban, e una Lancia d’epoca da guidare rigorosamente con guantini di pelle bucherellati. Mancano solo Bud Spencer & Terence Hill e non a caso, la prima traccia si apre con una clip di “altrimenti ci arrabbiamo”.

Per quanto riguarda la musica, tutto è in linea con le prime impressioni sopra descritte: ritroviamo la stessa genuinità e voglia di essere “cattivi ragazzi” ma senza prendersi troppo sul serio.

Il genere spazia da Punk/Oi! stile Nabat/Erode/Gridalo-Forte-Varie pieno di cori da stadio, storie da stadio , storie di pub / birre che volano, fino ad arrivare a delle contaminazioni stile Motorhead / Motley Crue (soprattutto per quanto riguarda i riff di chitarra molto hard rock). Insomma un amalgama di rock’n'roll semplice e diretto, rozzo e genuino, proprio come piace a noi.

Sicuramente un lavoro da apprezzare per la schiettezza e la passione che c’è dentro, al di là dei gusti musicali.

Nota di merito per la tenacia dei ragazzi che dopo mille vicissitudini e cambi di formazione hanno fatto uscire questo disco dopo circa dieci anni di travaglio. Speriamo che il prossimo arrivi presto!

Tracklist:

1. valtellina boyz
2. la frangia dei cattivi
3. una birra al nait
4. ancora al braccio
5. gradinata rock
6. valley sleazy girls
7. palla al centro
8. sciatera beach nightmare
9. r.s. Army

2010 – Bacio Records

Sito Ufficiale
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MAY DAY “Eppì” – Recensione

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May Day - EppìEccoci qua dopo qualche mese di assenza e con una veste grafica rinnovata, a parlare di qualche dischetto che ci è arrivato nel frattempo. Cominciamo dai May Day, vecchia conoscenza del panorama musicale nostrano che dopo qualche annetto di indecisione sembrano avere trovato nuova linfa e hanno rimesso quindi in piedi la baracca proponendo questo EP intitolato manco a dirlo: “Eppì“.  Si tratta di un’autoproduzione, 5 pezzi cantati in italiano per un genere che potremmo forse definire come alternative / pop / rock. Questi ragazzi hanno iniziato nel 2003, hanno alle spalle delle esperienze live di tutto rispetto (con Linea 77, Meganoidi e Punkreas) ed hanno già sfornato un altro lavoro nel 2006 intitolato “Come ieri“. Ma adesso parliamo di questo “Eppì“.

Allora salta subito all’orecchio la buona produzione, molto curata nella scelta dei suoni e degli arrangiamenti e sostenuta da un livello tecnico sicuramente all’altezza.

La prima traccia è quella che rimane più in testa: ritornello martellante e metafore videoludiche a gogo… nella fattispecie si parla di “Supermario” quindi “sbatto la testa sulle domande / a volte le risposte mi fanno più grande” e “bastasse un fungo per ridarmi nuova vita” sono alcuni dei versi incriminati. Anche gli altri quattro sono tutti di buon livello, pieni di stacchi, cambi di tempo, e incastri di ritmiche a due chitarre che mi hanno ricordato nell’ordine: stacchi crossover anni 90, suoni placebo, ritmiche queens of the stone age, riff a due chitarre ataris. Insomma ci sta un po di tutto, tutto fatto bene, forse pure troppo!

In definitiva un buon “Eppì” sicuramente, i May Day non sono dei novellini e si sente: la carne al fuoco è tanta ma nonostante ciò riescono a dare una certa coesione stilistica all’insieme che ne risulta.

Come gusti miei personali avrei forse evitato parte della suddetta carne al fuoco tipo il pezzo lento alla blink in mezzo a “Supermario” e avrei “sporcato” qua e là i suoni che risultano invece sempre molto pulitini e ben inquadrati tra stacchi/stoppate e tutto quanto. Ma ripeto questi sono solo i miei gusti da zozzone.

In ogni caso sarei curioso di vedere un loro live, dato che da alcune foto vedo scenografie decisamente in tema con punti di domanda e funghi di cui sopra!

Ah, dimenticavo: l’intero EP è disponibile per il download gratuito su www.maydayband.com.

TRACKLIST:
1) Supermario
2) Si Signore
3) Vedo Doppio
4) Vecchio
5) Intro

The Peawees – Leave it Behind – Review

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Peawees - Leave it Behind

A distanza di 4 anni dall’ultimo lavoro “Walking the Walk“, tornano i Peawees, incontrastati portabandiera dell’italico punkrock/rocknroll.

Ecco: punkrock/rocknroll… ma stavolta la bilancia pende decisamente da una parte! Dopo anni passati a girarci intorno creando lo stile che li ha contraddistinti da tutti gli altri, adesso i (punk)rockers spezzini hanno varcato la soglia riuscendo dove nove gruppi su dieci avrebbero probabilmente fatto una pacchianata.

Ed ecco sezioni di fiati, organi, coriste e arrangiamenti in perfetto stile 50/60. Tra riverberi super-vintage e parti di armonica, il timbro caldo di Hervè (in questo lavoro più che mai azzeccato) ci guida attraverso questi 11 pezzi in cui tra un cambio di tempo (caratteristica dello stile mantenuta anche in questo lavoro) e uno stacco di batteria sembra debba da un momento all’altro partire uno shuffle d’altri tempi per trasportarci in qualche postaccio a sentire urlare “shake your moneymaker” o qualcosa del genere. Invece no, invece si? Diciamo quasi. Un sound potente e incisivo (consigliato caldamente l’ascolto su vinile) anche se inevitabilmente “ammorbidito” rispetto al passato, che delizierà i più, ma che forse potrebbe deludere chi si aspetta inferno di chitarre e ritornelli a catena. Fatto sta che l’ascolto scorre alla grande e i ragazzi della Skaletta sanno mescolare i nuovi elementi al loro sound di sempre, vestendosi di nuovi abiti che in realtà sembrano vecchi, ma che stile.

Tracklist:

01.Food For My Soul
02.Gonna Tell
03.Memories Are Gone
04.Don’t Knock At My Door
05.Diggin’ The Sound
06.Good Boy Mama
07.Danger
08.Need A Reason
09.Leave It Behind
10.The Place
11.Count Me Out

The Peawees – Where People Smile – Review

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The Peawees - Where People SmilePrimo LP degli spezzini, uscito per Panic Records nel 1995.

Lineup a tre: Hervé Peroncini (ex Manges) chitarra e voce, bassista Riccardo “Lalo” la Lomia, e Livio Montarese alla batteria (questi ultimi entrambi provenienti dai Nukes).

Si tratta di un punkrock/pop-punk melodico e tirato, decisamente in linea con le tendenze dell’epoca, che lascia soltanto intuire la direzione rocknroll che la band seguirà negli anni successivi. Sound compatto, pezzi niente male (ascoltate Today qua sotto), e soprattutto la voce di Hervè rendono questo album un lavoro sicuramente sopra la media, anche se, paragonato a quello che hanno prodotto in seguito, potrebbe inevitabilmente risultare “acerbo”.

TRACKLIST:

01.I wanna sing this song
02.Far from me
03.Today
04.Dave
05.I hope
06.Don’t listen to me
07.Love me
08.Underground
09.Like a dream
10.Where people jump
11.Incomprehensible friend
12.I fell better
13.So down
14.Tell me why
15.With you

Today:

Blink 182 – Neighborhoods – Review

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Blink 182 NeighborhoodsNel 2005 dopo… bla bla bla… e finalmente dopo aver ascoltato NEIGHBORHOODS posso dire cosa ne penso. Per me i Blink rimarranno sempre quelli di Buddha, Dude Ranch, Enema e su questo non ci piove. Nel disco nuovo purtroppo nessuno dei vecchi fan troverà pane per i suo dentini ormai vecchi e ingialliti da nicotina e caffè. Certamente non mancano delle belle idee e quel senso di melodia caratteristico del trio Californiano, ma la ricerca del suono, il pretendere troppo e il volere “forzatamente” maturare musicalmente non li ha portati da nessuna parte. Chi come me adora il vecchio repertorio, troverà il disco piacevole ma sarà continuamente alla ricerca della traccia successiva sperando che succeda qualcosa, anzi sperando che ci sia un pezzo veramente uguale a quelli vecchi. Grazie al cielo non tutto è da buttare, il primo pezzo: “Ghost on the dance floor” anche se un po’ riciclato è fichissimo, Heart’s all gone ha quel sapore di ’98 e nell’ultimo pezzo “Even if she falls” i Blink riescono per l’ennesima volta nella magia di incastrarti un ritornello nelle tempie all’infinito. Nota dolentissima : “Fighting the gravity” è la più brutta canzone della storia della musica, abbassando notevolmente il livello dell’intero disco. Per farla breve, il disco è bruttarello ma a tra un synth e un effetto di troppo lascia intendere che i tre 40’enni qualche volta le mutande scordano ancora di mettersele.

Tracklist:

“Ghost on the dance floor”
“Natives”
“Up all night”
“After midnight”
“Snake charmer”
“Heart’s all gone (interlude)”
“Heart’s all gone”
“Wishing well”
“Kaleidoscope”
“This is home”
“Mh 4.18.2011”
“Love is dangerous”
“Fighting the gravity”
“Even if she falls”

Slim River Boys – Moonland storytellers

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Sono segregato a casa da due giorni per colpa di questa favolosa “Spring Flu”, anche nota come quell’influenza primaverile che ti attanaglia la gola e ti sfianca peggio di una giornata in miniera.

Ho addirittura montato tutti i mobili di Ikea comprati nei giorni scorsi in vista di un rinnovo pasquale della mia camera, e ora finalmente ho il tempo di buttare giù due righe a proposito degli Slim River Boys.

I “ragazzi del fiume Magra” sono un progetto folk/country/spiga in bocca, con tanto di banjo, mandolino e armonica.

Il loro mini LP/demo si presenta veramente bene, sia dal punto di vista grafico che musicale. Tutti e otto i loro pezzi farebbero venire voglia di infilarsi in una salopette di jeans e cappello di paglia anche al più grigio degli imprenditori bresciani.

Per farvi un’idea: immaginate un vecchietto del Tennessee seduto sul dondolo sotto un portico bianco della sua casa a Nashville, con a fianco la sua doppietta pronta a sparare e un banjo tra le braccia mentre intona una canzone. Ecco, quella canzone sarebbe un pezzo degli Slim River Boys.

Slimvalley Gal, Moonland Fairytales e Firemen sono i pezzi un po’ più lanciati e sono anche quelli che riascolto più volentieri. Oscillando verso il gospel invece troviamo l’ultimo brano Oh Lord (shining river). Mentre la ascolto  non posso fare a meno di pensare che i ragazzi se la cantano proprio alla grande!

In conclusione, non è punk-rock ma è un gran bel disco!

  1. Slimvalley gal
  2. Just in time
  3. Shortest summer in the world
  4. Moonland fairytales
  5. Daisy
  6. Lonesome town
  7. Fireman
  8. Oh Lord! (shining river)

Social Distortion – Hard Times & Nursery Rhymes

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Hard Times And Nursery RhymesSono passati ben 7 anni dall’ultimo lavoro in studio di Mike Ness & soci: il pluridecorato Sex, Love & Rock’n'roll. Ed ecco finalmente arrivare il loro settimo album, il primo per la Epitaph.

Perdendo parte delle sonorità “hard rock” o prettamente punkrock dei dischi precedenti, questo Hard Times & Nursery Rhymes si presenta sicuramente meno incisivo e meno graffiante. Mike Ness riesce ora a fondere il punk e il rocknroll delle origini, con la tradizione americana degli ultimi 60 anni. Voci femminili che ricordano cori gospel, pianoforti alla maniera del southern rock dei sixties, storie di polvere e gangsters, sono alcuni degli strumenti usati per ricreare atmosfere che più americane non si può. Insomma a forza di esperimenti solisti e di incursioni nel country, unico superstite della formazione originaria, Mike Ness ha portato qualcosa in più ad arricchire il solito sound “Gibson+Marshall”. Interessante quindi, anche se tutto sommato il disco non decolla come potrebbe.

Come paroliere anche stavolta non ci delude, le storie di vita vissuta (male) dell’ex teppistello di Orange County arrivano sempre dirette al cuore: anche con qualche anno in più… Story of my life va avanti.

Da notare Far Side of Nowhere, e l’interessante rivisitazione di Alone and Forsaken di Hank Williams.

Non all’altezza di lavori precedenti, ma a mio parere un disco da ascoltare.

Tracklist:

  1. “Road Zombie”
  2. “California (Hustle and Flow)”
  3. “Gimme the Sweet and Lowdown”
  4. “Diamond in the Rough”
  5. “Machine Gun Blues”
  6. “Bakersfield”
  7. “Far Side of Nowhere”
  8. “Alone and Forsaken”
  9. “Writing on the Wall”
  10. “Can’t Take It With You”
  11. “Still Alive”

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